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L’importante è sognare
Proseguiamo l’avventura di Mercuzio. Prima di giungere alla presentazione ufficiale al pubblico, racconterò a quanti non credono nei loro sogni, quanto invece sia importante farlo!
Terminato Mercuzio e placata per un po’ l’astinenza di Max (che comunque continua a tormentarmi perché vuole leggere il seguito), rilessi tutti daccapo ed effettuai una prima forma di editing… anche se non c’è peggior editor del farlo di se stessi! In ogni caso, diciamo che sistemai un po’ di cose qua e là, poi baldanzoso più che mai inviai copie del manoscritto a destra e a manca!
E qua iniziarono le prime delusioni!
Santa paletta (per parafrasare il nostro eroe!), possibile che quello che molti, dopo averlo letto, ritenevano un “capolavoro” (parolone esagerato, ma gli amici, si sa, tendono a esagerare!), non se lo filasse nessuno?
Persi totalmente fiducia nelle mie capacità di romanziere e relegai nuovamente Mercuzio al ruolo che aveva sempre avuto fin dalla sua nascita: la fiaba per il figlio che un giorno avrò.
Nel frattempo mi dedicai ad altre cose, tra cui la nascita in pompa magna del sito www.lazonamorta.it... Beh, avrei voluto fosse una pompa magna, invece le visite erano talmente esigue che pensai di lasciar perdere tutto e di mollare ancora una volta la scrittura e dedicare il mio tempo libero a fare altro.
Ma un bel giorno accadde l’inaspettato: da una cinquantina di visite al giorno, il sito improvvisamente, da un giorno all’altro (ma proprio da un giorno all’altro!), arrivò a quota duecento, con un balzo degno del miglior puma delle Montagne Rocciose.
Stentavo a crederci: pensai a una situazione momentanea, invece il sito continuò a crescere e al momento si è attestato intorno a una media di 350 visite quotidiane da tutto il mondo! Non chiedetemi come sia accaduto, ma fu importante per darmi un po’ di motivazione.
Iniziarono così nuovi contatti, che mi portarono di nuovo a credere in Mercuzio e provai ancora a proporlo in giro.
Invece, niente! Le risposte negative sembravano prendere di mira il mio romanzo e accanirsi contro di lui!
Nel frattempo altri amici lo avevano letto e giudicato un buon lavoro, tra cui l’amica Maria Lidia Petrulli, che effettuò la seconda forma di editing… migliore di quella che avevo fatto io (fidatevi, fate sempre leggere a qualcun altro quello che avete scritto: non c’è miglior modo per migliorarsi e crescere che il confrontarsi con qualcuno che sia estraneo alla vostra opera).
Poi un giorno, durante una visita a un Forum che avevo iniziato a frequentare (scoprendo proprio in quel periodo cosa fosse un Forum… e che soprattutto non aveva a che fare con la nota trasmissione televisiva), seppi della nascita di una nuova casa editrice: si chiamava La Penna Blu… e il nome mi piaceva davvero tanto!
Dopo essermi prima informato se accettassero fantasy per ragazzi e avutane la conferma, spedii a razzo Mercuzio, convinto che sarebbe stato un altro buco nell’acqua, ma stavolta sarebbe stato davvero l’ultimo!
Restai in attesa… restai in attesa… restai in attesa!
Poi, un bel giorno arrivò la mail più bella della mia vita: Mercuzio era stato preso e finalmente sarebbe diventato un libro, un libro vero!
Ero al settimo cielo, non ci volevo credere: lessi e rilessi la mail una ventina di volte per essere sicuro di non aver inteso male… invece La Penna Blu diceva proprio così, che Mercuzio era stato ritenuto valido… il che equivaleva al fatto che c’erano in giro altri pazzi come me e Max che ci credevano!
Il mio sogno si era finalmente avverato!
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L’avventura ha inizio
Qui comincia l’avventura… così iniziava sempre, proprio con questa frase, un fumetto dei bei tempi andati, quel Signor Bonaventura talmente fortunato da trovare sempre per caso milioni e miliardi da regalare poi a qualcuno.
Ed è proprio qui che inizia anche la mia avventura, o meglio quella di Mercuzio, grazie agli amici della Penna Blu che mi hanno messo a disposizione questo spazio: un po’ per raccontarvi, un po’ per raccontarmi e un po’ per farvi raccontare!
Ovviamente partirò proprio dall’inizio e da quel lontano 2002 in cui decisi di iniziare a scrivere il primo libro di Mercuzio, intitolato “L’erede al trono”.
Era notte e al solito soffrivo di insonnia… e di questo sono sicuro!
Perché va sempre a finire così quando scrivo qualcosa e quando vengo fulminato da un’idea. Per cui mi misi subito al computer e inizia a scrivere: mi venne naturale, come bere un bicchier d’acqua, ma ancora non sapevo dove sarei andato a parare.
Di questo non ero per niente sicuro!
Infatti, non stavo scrivendo uno dei miei soliti articoli per il quotidiano per cui allora collaboravo; non stavo scrivendo un racconto horror o di fantascienza, come tanti ne avevo già scritto in passato; e soprattutto non stavo scrivendo per un qualunque lettore… no, stavo scrivendo una fiaba per mio figlio, anche se il figlio ancora non c’era!
Quella famosa idea fulminante che mi era venuta e mi aveva strappato dalle coperte, era proprio quella di scrivere una fiaba per il mio futuro figlio (se e quando sarebbe arrivato… e ancora oggi non sono papà, per dirla tutta!), che potesse essere tutta sua e che potesse parlargli un po’ di suo padre e magari anche trasmettergli e insegnargli qualcosa…
Partii alla grande: prima il Prologo, poi il Capitolo 1, quindi il 2, a seguire il 3… poi mi fermai!
Già, blocco dello scrittore lo chiamano!
Una brutta bestia… non sapevo più nemmeno io cosa avrei fatto fare al mio Mercuzio! Il suo futuro era incerto, nebuloso, esattamente come il “se e quando” avrei avuto un figlio.
Passarono i mesi e Mercuzio rimase rinchiuso in una cartella sul desktop del mio Pc… povero!
Poi, un altro lampo: nacque il quarto capitolo!
Evvai, mi dissi, forza, ci siamo sbloccati… invece niente! Ancora mesi di buio totale!
E Mercuzio rimase ancora rinchiuso nella sua cartella!
E io con lui!
Finché un bel giorno, non rammento più nemmeno io bene quando, decisi di rileggere tutto quello che avevo scritto fin a quel momento… e improvvisamente, come quando un temporale estivo ti coglie alla sprovvista, Mercuzio mi prese per mano e mi condusse nel suo mondo, facendomi vivere le sue avventure come se fossimo una sola persona… e se devo essere sincero, lo eravamo davvero!
Le idee nascevano, si sviluppavano, si ampliavano a tal punto che divenne non un singolo romanzo, ma un’intera saga, perché non sarei mai riuscito a narrare tutti gli eventi in un solo libro, tanti erano diventati.
Giunto al Capitolo 10, mi incontrai con Max (Massimiliano “Map” Passanisi per intenderci, l’artista della copertina e delle illustrazioni interne del romanzo): era da parecchio che non ci si vedeva, solo qualche telefonata e qualche e-mail ogni tanto… tra una chiacchiera e l’altra gli raccontai della fiaba che stavo scrivendo al mio futuro figlio e lui la volle leggere… Divorato in pochi giorni quanto avevo scritto, iniziò a tormentarmi affinché portassi a termine l’opera, perchè da quando aveva iniziato a leggere non riusciva più a smettere ed era ogni volta in crisi di astinenza.
Nel frattempo mi mandò schizzi, bozzetti, illustrazioni e tutto quello che gli veniva in mente leggendo il romanzo: beh, le aveva azzeccate tutte! Da tempo viviamo in simbiosi artistica (io immagino, lui rende reali i miei pensieri), ma mai come in quel momento la nostra rete neurale “bluetooth” era così connessa!
Ma non era finita lì: Max si fece strappare la promessa che anche altri avrebbero dovuto leggere le gesta di Mercuzio, perché “era troppo bello per farlo leggere solo a pochi”!
Non finirò mai di ringraziarlo per averlo fatto: primo, perché sono riuscito a portare a termine il libro (mentre ora sto scrivendo il seguito); secondo, perchè ora lo potete leggere anche voi!
Buona lettura!
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