Numero 0 – Recensione “Il figlio del cimitero” di Neil Gaiman
Recensione del romanzo “Il figlio del cimitero” di Neil Gaiman
di Miriam Mastrovito
Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Casa editrice: Mondadori
Pag. 242
(vincitore della Newbery Medal e dello Hugo Awward 2009)
Un vecchio cimitero abbarbicato sulla collina di una cittadina inglese, di certo, è l’ultimo posto al mondo in cui ci si aspetterebbe di veder crescere un bambino ma, nell’universo di Gaiman tutto è possibile.
Bod è ancora in fasce quando sfugge per caso al misterioso uomo nero che ha massacrato la sua famiglia. Sgattaiolando in una notte nebbiosa, si ritrova tra antiche lapidi. E’ qui che i coniugi Owens, deceduti due secoli addietro, lo trovano e decidono di adottarlo per proteggerlo dal killer che ancora gli da la caccia. Una scelta difficile che richiede il consenso della Signora e la collaborazione di tutta la comunità dei defunti, giacché il cancello che delimita il camposanto è molto più che una barriera fisica. Esso rappresenta la linea di confine tra la vita e la morte, due dimensioni lontane e, forse, inconciliabili.
Lo stesso nome con cui il figlio del cimitero viene battezzato, Nobody (Nessuno), fornisce un’immediata percezione della sua particolare condizione. Egli è un vivo costretto ad albergare tra i morti, a imparare e crescere in un mondo che gli ha concesso diritto d’asilo ma a cui, di fatto, non appartiene.
Nonostante l’habitat in cui Bod è confinato sia inconfutabilmente dark, l’atmosfera che vi si respira è tutt’altro che tetra, probabilmente la prima interessante sorpresa che questa bellissima fiaba gotica ci riserva. Bastano poche pagine per familiarizzare con trapassati e vampiri, per rendersi conto che la dimora dei defunti non è un luogo temibile così come siamo abituati a credere. Il vero pericolo, in realtà, è fuori, lì dove impera la cattiveria dell’essere umano.
Con grandissima originalità e delicatezza, l’autore sembra infrangere il tabù della morte suggerendoci una prospettiva inedita dalla quale scrutare uno dei più affascinanti misteri dell’ esistenza. Se da un lato, lo sguardo ironico di Gaiman riesce a esorcizzare le nostre paure, dall’altro pone in risalto il valore del nostro vivere. Il giovane Owens è perfettamente a suo agio tra le vecchie lapidi sulle quali ha imparato a leggere, ha due genitori che lo amano, un tutore insostituibile come il vampiro Silas e anche un’amica speciale, la strega Liza. Eppure avverte il richiamo del mondo oltre il cancello. Il desiderio di uscire fuori e assaporare la vita è tanto forte da non poter essere sopito e da spingerlo a varcare il confine rinunciando persino alle sue certezze. Un impulso che contagia fortemente anche il lettore. Leggendo questo romanzo si ha, infatti, la sensazione di “riconciliarsi” con la morte ma, nel contempo ci si carica di un’energia quasi magica che invoglia a marciare incontro alla vita con gli occhi e il cuore spalancati.





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