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Numero 0 – Intervista a Francesco Dimitri

Intervista a Francesco Dimitri, autore de “Alice nel paese delle vaporità”, Salani Editore.
di Miriam Mastrovito

M.M.: Esperto di letteratura fantastica, paranormale e magia, saggista e romanziere. Così ti descrivono le biografie ufficiali. Tu come ti presenteresti ai nostri lettori?

F.D.: Bevendo una birra con loro, se fossimo nella stessa stanza.

Parliamo di “Alice nel paese della vaporità”, un romanzo che si potrebbe definire “steamfantasy” ma che, in realtà, sfugge agli schemi affermandosi per la sua originalità. Com’è nata l’idea? E tu, come lo definiresti?

L’idea è nata dal desiderio di confrontarmi con Alice nel Paese delle meraviglie. Trovo che sia un libro terribile, angosciante e nero, e volevo recuperarne lo spirito. E poi, sono sempre stato convinto che quella cosa che chiamiamo ‘realtà’ sia più morbida, cedevole, di quanto si dica. Definirlo? Non saprei. Un libro, credo.

La tua Alice rimanda esplicitamente al celebre romanzo di Carroll. Cosa rappresenta per te quest’autore e perché hai deciso di richiamare la sua opera?

In parte ho già risposto, ma… ecco, io credo che Carroll avesse visto qualcosa, di tremendo e al tempo stesso potente, al di là dei confinti del mondo quotidiano. Trovo che sia a tratti molto vicino a Lovecraft, per assurdo che possa sembrare.

La Vaporità è un potente allucinogeno ma è anche qualcosa di più. Ritieni che, in qualche modo, la si possa considerare una metafora di uno stato della coscienza o di uno modo di rapportarsi a ciò che ci circonda?

Più che una metafora, è un modo di rapportarsi con il resto del mondo: credo che le storie, tutte le storie, siano letteralmente reali. Quindi lo è anche la Vaporità. Comunque, sì, lo stato di coscienza quotidiano è uno tra i tanti. Lo cambiamo ogni notte, andando a dormire, e neanche sappiamo di preciso che cosa sia il sonno. Diamo molte, molte cose per scontate, e credo metta un po’ di brividi rendersene conto.

La Carne, il Sogno, l’Incanto: tre parole chiave, tre Regni che rivestono un ruolo cruciale nella tua opera. Questi Aspetti sono presenti in “Alice nel paese della vaporità” ma li ritroviamo anche in “Pan”. Ti va di spiegare a chi non ha letto i tuoi libri, cosa significano e come sono correlati tra loro?

Sono modi di vedere il mondo. Nella Carne ogni cosa è fatta di materia, atomi e regole, nell’Incanto ci sono gli spiriti e le idee. Nel Sogno ogni confine cade, tutto è reale e tutto è falso. Gli Aspetti sono, come i miei personaggi dicono spesso, niente più che idee, schemi. Il mondo è fatto da tutti gli Aspetti insieme, questi tre e molti di più… tutto sta a saper guardare. A trovare sguardi nuovi, bizzarri, straniati.

Il tuo romanzo contiene un riferimento esplicito alla “Sindrome di Alice nel Paese della meraviglie”, patologia realmente esistente e di cui pare soffrisse lo stesso Carroll. Ti va di parlarcene?

È una malattia che induce alterazioni nella percezione degli spazi. Per esempio, guardi la tua stessa mano e ti pare che diventi gigantesca. Io trovo molto interessanti le ‘malattie’ (e uso le virgolette non a caso) che ‘distorcono’ (idem) le percezioni: ci siamo fatti l’idea che esista una e una sola realtà, e tutto quello che se ne discosta, lo bolliamo come ‘malato’. Poi, certo, avere un certo tipo di allucinazione può essere un problema molto serio. Ma è un problema sociale: non dobbiamo fare l’errore di dichiarare ‘vere’ alcune cose e ‘false’ altre solo perchè tali sembrano a noi. Magari abbiamo tutti mani giganti, no?

La psicanalisi sin dalle origini ha fatto ricorso al mito e alla letteratura per esplicitare le sue teorie. Lo psicanalista contemporaneo Wilfred Bion, si è spinto al punto di racchiudere il suo intero pensiero in un romanzo. A tuo parere, la letteratura, al pari del Sogno, può essere considerata un mezzo efficace per accedere ai misteri della mente umana?

Per esplorarne e crearne di nuovi, ma non per ‘svelarli’. Una mente che provi a svelare i propri misteri è un occhio che guarda se stesso… serve a poco e fa un sacco di fatica. Amo la psicanalisi, compreso il sempre più negletto (e meno letto) Freud, ma appunto, è un modello. Come tutto. Il problema nasce quando iniziamo a credere che i modelli siano la voce ultima del mondo.

Tantissimi, bizzarri e accattivanti, i personaggi che vivono tra le pagine di “Alice nel paese della vaporità”. Come nascono e come si evolvono all’interno del tuo processo creativo?

Arrivano. Non li creo a tavolino – sinceramente, a volte può capitare, ma è molto raro. Di solito arrivano da soli, e non so spiegare come. La strada la conoscono loro, non io.

Uno degli aspetti più affascinanti del paese della vaporità è il linguaggio. Alice non riesce ad apprendere l’Ecololingua perché è priva di regole e in continuo mutamento. Come spiega il guerriero olistico Miyamoto, non si può parlare se non si condivide qualcosa e, poiché le percezioni della Steamland cambiano di continuo, è impossibile creare una lingua condivisa da tutti. Ritieni che questo pensiero si possa adattare, in qualche misura, anche alla nostra realtà? L’assenza di condivisione quanto e come può influire sull’evoluzione del nostro linguaggio e sull’efficacia della comunicazione?

Assolutamente sì. Il problema è complesso. Da una parte, avere parole, nozioni condivise, ci serve per comunicare, per stare insieme, per condividere, e questo è meraviglioso. Dall’altra parte le parole segmentano una minuscola parte dell’Universo e gli danno uno statuto di ‘realtà’, tagliando via tutto il resto. Sono trappole. Trappole necessarie, ma trappole. Come se ne esce? Forse non se ne esce, ma sapendolo, almeno stiamo attenti ai rischi…

Ho letto che hai terminato di scrivere il romanzo in una casa Vittoriana mentre ti dedicavi a esperimenti “strani”. Puoi svelarci qualcosa di più in proposito?

Certe cose sono come il sesso, un gentiluomo pratica e non parla.

L’ambientazione di “Alice nel paese della vaporità” è stata diffusa con licenza Steamland commons. Ci spieghi meglio cosa significa e come funziona questo campo giochi virtuale?

Hai detto bene, è un campo giochi virtuale. Mi piaceva l’idea di mettere a disposizione di tutti l’ambientazione della Steamland, perchè mi sembra ricca, feconda di possibilità creative. E io credo molto nel fatto che le persone abbiano la necessità di creare, per fare una vita interessante. Chiunque può scrivere racconti (o fumetti, o fare quadri, foto, elaborazioni al computer, quello che gli pare) ambientati nella Steamland, finchè non lo fa a fini di lucro.

Alla tua giovane età, vanti già un curriculm invidiabile. Quattro saggi pubblicati da Castelvecchi, di cui uno è considerato un vero e proprio cult, tre romanzi editi da prestigiose case editrici quali Gargoyle e Marsilio sino ad approdare a Salani. Qual è stato il tuo approccio al mondo dell’editoria e cosa ne pensi dell’attuale realtà editoriale?

Il mio approccio è stato duro e insistente, e continua a esserlo. Credo che la realtà editoriale italiana abbia ancora molta strada da compiere – e ovviamente mi ci metto in mezzo perchè, piaccia o no, uno scrittore fa parte della macchina come tutti gli altri. Siamo anni luce avanti rispetto a dieci anni fa, ma ancora non è una macchina che funziona: basti pensare all’enorme numero di traduzioni pubblicate ogni anno. In questo modo il mercato non può crescere. Ma c’è gente molto brava che si fa in quattro, e chissà, in futuro le cose potrebbero cambiare.

Che consigli daresti a un aspirante scrittore?

Chiappe sulla sedia e scrivere. Non c’è altra via.

Per concludere, uno sguardo al futuro. So che il tuo romanzo d’esordio “La ragazza dei miei sogni” è stato opzionato per il cinema. C’è qualche novità sull’evoluzione di questo progetto? Altro in cantiere?

Purtroppo il progetto dal cantiere ne è uscito: il mondo del cinema è strano e difficile. In futuro chissà, ma sul momento tutto tace. Però ci sono altri fronti, su cui la situazione è più… frizzante. Un nuovo romanzo, soprattutto, cui sto lavorando con grande gusto. Il gioco di ruolo su Alice, che uscirà per Lucca di quest’anno. E forse altre cose che emergono dalla nebbia, ma è troppo presto per parlarne…

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